venerdì 15 gennaio 2021

Percezioni

 Ho assistito alla testimonianza online di Dario, giovane laico fidei donum, tornato dopo un anno e due mesi dalla Tanzania. Dario é un amico, una persona che stimo e che apprezzo molto. Bella la sua testimonianza, profonda e sincera, invito tutti ad ascoltarla nel canale youtube del Centro Missionario di Bologna. 
Sentendo le sue parole mi é venuta da fare una piccola riflessione, su una cosa che ha detto, riguardo il sentirsi stranieri in un luogo diverso da dove si é vissuti, sia per colore, sia per cultura, sia per lingua, sia per pensiero e modi di fare.
 É una diversità, che in qualche modo, anche se con sfumature diverse, percepisci anche qua. Io sono la gringa, la straniera, la persona con la pelle chiara, che vive in un posto dove la prevalenza del colore della pelle é nero o meticcio, sono di un'altra cultura, parlo un'altra lingua, ho un accento che viene da fuori...molto da fuori. 
Vivere in una favela, che è la mia seconda tappa missionaria, dopo un anno e mezzo vissuto nella Comunitá Trindade, dove il diverso é un pó di casa, visto il via vai di volontari europei che passano ogni anno e con a capo un francese e un belga nell'organizzazione della struttura, é completamente diverso. 
La favela ha una sua cultura, ha delle sue leggi, ha i suoi modi di fare, ha un lessico che parte dal basso, ha il suo colore della pelle, ha una sua musica funk, che parla di sesso esplicito e di criminalità. Solo chi ci nasce dentro vi appartiene. Puoi imparare a viverci, puoi imparare a rispettarne le regole, di cui alcune che non accetti, ma sempre rimarrai La Gringa! 
Hai sempre gli occhi puntati addosso, per vedere se ti muovi bene e se ci si puó fidare e se non conosci neanche la metà delle persone che ci abitano, tutti al contrario conoscono te, sanno chi sei.
Se in Africa sei un mzungo (bianco) in Brasile sei una gringa (straniera), fino a quando gli anni in cui rimarrai non modelleranno parte del tuo essere e modi di fare....ma questa é un'altra storia.

Questa mattina sono andata a conoscere un'associazione che si chiama Livres Livros, Liberi Libri. Si trova in un bairro di Salvador veramente bello! Borghese, molto borghese. Il bairro si chiama Caminho dos Arvores, Cammino degli Alberi, un nome che mi ha catturato: lo trovo bellissimo! Quando sono scesa dalla macchina, perché sono andata di Uber, mi sono sentita un pesce fuor d'acqua! Una zona tranquillissima, senza rumori, con al centro una piazza verde, con tanti alberi e dove si puó fare ginnastica o attività sportiva, case grandi, lussuose, ben allineate e ordinate. Nossa Senhora! Mi sembrava di essere la piccola fiammiferaia...abituata al disordine architettonico della favela, ai rumori, alla musica che rimbomba dalle casse musicali, alla sporcizia delle strade, al colore della pelle nera....tutto li era il contrario. Bellezza, ordine, pulizia, pelle bianca. Che differenza! E come le vivi queste differenze, così marcate, così palpabili, così forti, così visibili. Per un attimo mi sono sentita estranea, come se quel mondo non mi appartenesse, tanto era lontano quotidianamente da me. Difficilmente le persone dei bairros poveri e periferici vanno in bairros ricchi o borghesi, solo se lavorano come domestiche, camerieri, giardinieri o addetti alle pulizie. É come se ci fossero dei confini culturali invisibili, ma ben delimitati nella mente delle persone, come dire: tu non ne puoi fare parte, non ti appartiene....non puoi!
Sempre mi hanno impressionato in Brasile le grandi contraddizioni fisiche, culturali, economiche, religiose. I grandi grattacieli che cercano di imitare New York circondati da case di mattoni, cemento e tetti di lamiera. I grandi viali alberati e ordinati e le catapecchie e baracchine che sorgono ai lati. Tutto così evidente e prepotentemente squilibrato. Sfido chiunque a passarne indifferente, l'occhio non puó non sentirne il peso, un peso che puó arrivare al cervello e farti riflettere o arrivare al cuore e rimanerne toccato. L'ideale sarebbe che arrivasse e tutte e due, contemporaneamente!
Io ho scelto chiaramente da che parte stare, sempre l'ho fatto, così come la scelta di venire a stare in una favela. Ma posso dire di essere una privilegiata, perché quei confini, superato il disagio iniziale, li scavalco senza problemi, perché non mi appartengono, ma capisco come devono essere forti e discriminatori per chi li vive da quando è nato, come devono fare male e collocarti sempre in basso. 
Un lavoro che cerco di portare avanti, in particolare con i giovani e con le donne, é smantellare il preconcetto del "Tu non puoi": non puoi perché sei povero, non puoi perché non hai studiato, non puoi perché sei ignorante, non puoi perché sei inferiore, non puoi perché non sei capace, perché sei nero, perché non vali, perché appartieni al gruppo del "favelão".....sei favela!
I confini culturali sono creati volutamente da un sistema che vuole questo, ma sono confini che possono essere rimossi ed eliminati. Il "Tu non puoi", puó essere sostituito da "Tu puoi": tu hai valore, tu puoi migliorare, puoi costruire, studiare, imparare, sognare, crescere, non sei inferiore, ne vali meno di un'altra persona, tu sei e puoi! 
Creare fiducia, creare coraggio, creare voglia di redimersi, creare speranza, creare giustizia, creare opportunità.
Per questo, tornando all'inizio del mio post, sono andata a conoscere l'associazione Livres Livros, per vedere di creare rete e cercare collaborazione che permetta di incentivare la cultura e aprire una finestra di possibilità ai giovani, bambini, donne del progetto Conexão Vida e del bairro dove vivo.
Livres Livros ha una campagna molto interessante che si chiama "Adotta un lettore". Praticamente un padrino o una madrina, cosí chiamati da chi fa l'adozione, aiuta un bambino, un giovane o un adulto a ricevere libri da leggere. Ogni mese viene regalato un libro, per incentivare la lettura, di conseguenza, per il sapere e la cultura. Altra iniziativa voltata a questo, é quella di collocare piccole casette, di legno e colorate, in varie parti della città, anche in zone povere, dove incontrare libri che si possono prendere in prestito o scambiare, gratuitamente.
Il "Tu puoi" nasce quando ti si apre una possibilità, quando puoi vedere che esiste qualcosa di meglio, che esiste in te la capacità di essere al di fuori di etichette sociali. Bisogna saper sognare, é il sogno che ci rende capaci di salvare la vita, in una progettualità che parte dall' amore per se stessi, dal valore che si ha e dalla fiducia in una Vita che non é solo miseria, botte, droga, ma possibilità dell'esistenza. Caricarsi di sogni e speranza.

Ho la lista dei giovani e dei bambini del progetto Conexão Vida che seguirò.
Sono 11 adolescenti tra i 12 e 20 anni e 13 bambini tra i 4 e 8 anni. 
Lascio passare questo mese di gennaio, che é mese di ferie in Brasile, siamo nel periodo estivo, per iniziare a febbraio a visitare alcune famiglie dei bambini del progetto, pandemia permettendo! 

Una notizia che mi fa piacere e che un pó mi rende orgogliosa é che la piccola comunità parrocchiale Paulo VI, dove vivo, preparerà la zuppa del martedì pomeriggio, in autonomia! 
Ogni martedì facciamo la distribuzione del pane e della zuppa nel bairro. 
Solo che la zuppa proveniva da un'altra comunità parrocchiale, ben grande e con molte risorse. Dipendiamo da loro. A volte succedeva che chi non poteva venire per consegnare la zuppa, visto la distanza che c'é tra le due comunità parrocchiali, eravamo costretti a saltare la distribuzione. Così abbiamo deciso, in una incontro, di essere autonomi e provare noi a fare questa santa e benedetta zuppa! 
Questo significa andare nei mercati e chiedere verdure che scartano e che buttano, chiedere al negozio industriale, che vende pasta all'ingrosso, se hanno qualcosa che possono donare, significa chiedere e andare alla ricerca.
 Significa pulire le verdure, eliminare la parte che non presta, tagliarle, congelarle. Significa mobilitarsi e avere tempo per aiutare. 
Quando si é un piccola comunità a volte ci si scoraggia, perché il numero di forze che si ha é limitato, ma abbiamo deciso di partire con il progetto Zuppa, come lo abbiamo nominato e di tentare.
 Bella la voglia di creare solidarietà tra le persone per coinvolgerle in questa iniziativa, bella la voglia del piccolo gruppetto di donne che seguirà la preparazione della zuppa...bello quando ci si mobilita e non ci si arrende, bello creare autonomia e spirito di iniziativa. 
Martedì la nostra prima zuppa! Vamos lá!


LIVRES LIVROS







Pau Miudo, dove vivo.


Niente é tanto nostro quanto i nostri sogni








martedì 29 dicembre 2020

Voci di bairro

 Voci alte, voci di bambini che giocano per la strada, voci di donne che parlano, voci di chi canta canzoni evangeliche che lodano Dio e la sua gloria, voci di scambi di saluti, voci di uomini, rumori di moto che passano, rumori di moto che sgommano ad alta velocità, suono di clacson, conversazioni che si ascoltano dalla finestra, bambini che urlano rincorrendo una palla in discesa, cani che abbaiano, gatti in calore che miagolano o pronti a fare la guerra, scoppi di razzi nei giorni di festa, scoppi di razzi per l'arrivo della droga, più lunghi, più forti, sparatorie, fughe, profumo di cucina, odori di spezie, di incenso, di fogna, voci dalla televisione, di bar, di musica, musica e musica ad alto volume! 
Questa è la vita che scorre nel bairro di Pau Miudo, dove mi trovo ora. 
Tutto questo lo sento dalla mia finestra, che da direttamente sulla strada, ma se anche non fosse così, tutta questa danza di rumori e suoni sarebbe udibile anche in stanze interne, perché la vita da bairro, di quartiere periferico, é un pullulare di vita che non conosce silenzio, al contrario il silenzio sarebbe l'avvertimento di una minaccia che sta per esplodere....un arrivo della polizia, un regolamento di conti, un coprifuoco. 
Le zone residenziali, silenziose e quiete, appartengono ai quartieri alti, alla classe borghese, ai benestanti, ma sembrano case "senza anima", dove tutto é nascosto dietro alti muri, fili spinati, vigilanze, dove puoi solamente immaginare come deve essere la vita dentro quelle fortezze, qui al contrario non la si immagina, la si vede, la si sente, la si tocca, la si respira e a volte la si sopporta! 
Pau Miudo si trova in una zona collinare, dove ci sono strade in salita,  discesa, scale da salire in mezzo alle case, case fatte di mattoni, cemento e tetti di lamiera una accanto all'altra, una sopra l'altra, viuzze strette, vicoli ciechi....favela! 
Come tutte le realtà delle favelas, i problemi sono legati alla droga, guerra tra gang, mancanza di infrastrutture, servizi, alfabetizzazione molto bassa, situazioni familiari di forte vulnerabilità, situazioni di povertà. 
Sconsigliato tornare a casa di sera, mentre é consigliato imparare a distinguere quando è suono di petardi e quando è arma da fuoco, così da correre in casa o cercare riparo se ci si trova in una sparatoria, la famosa bala perdida, proiettile vagante é causa di morte di molti innocenti, in particolare bambini che giocano per strada. Consigliato non intromettersi negli affari degli altri, ma essere discreta sempre, ci si deve muovere con leggerezza, discrezione, gentilezza, buon umore e tanta pazienza. La curiosità va messa in un cantiere e tirata fuori devagarzinha...lentamente, piano piano. 
 La cosa importante é che si deve "amare" il luogo in cui ci si trova, altrimenti tutto quello che ti sta intorno ti porta ad una convivenza che ti graffia dentro, che ti può dissanguare e farti male, non é da tutti vivere in questi posti, ma per la seconda volta, la prima é stata in Minas Gerais, ho scelto di ritornare a viverci, di uscire dalla protezione della Comunidade Trindade, per ritornare a stare in mezzo al popolo, alla gente di periferia, di vivere in "periferia", quella dove nessuno ci vuole stare o entrare quando ti accompagnano in macchina. 
Qui é favela, qui é mondo che ha le sue leggi, microcosmo di un cosmo, realtà per un maggior numero di brasiliani.
Parte da qui, dopo un anno e mezzo alla Trindade, il mio proseguimento missionario, il mio continuare a camminare, in questa epoca di pandemia, sempre "scalza" e con coraggio. 
Ora é tempo di conoscenza, di inserimento, di esplorazione, ma con discrezione e lentezza, essere piuma e non sasso, perché bisogna bussare quando si entra in un territorio che non si conosce, bisogna averne rispetto, qualunque esso sia, si entra nelle vite degli altri, nelle loro storie, nel loro ambiente. 
Sono contenta di essere tornata a vivere in un bairro popolare, sono contenta di vivere un altro aspetto comunitario, che é quello fatto di persone che si riuniscono dentro una piccola chiesa, che si aiutano a vicenda, in un rapporto tra vicini che va oltre le mura domestiche, che é piccola comunità parrocchiale, fatta di gente semplice e umile, fatta di poco, molto poco. 
Sembra di essere ritornata a vivere a Ipe Amarelo, quando ero in Minas Gerais, ma qui é cultura bahiana, tutta un'altra storia!
Aiuterò nel progetto Conexão Vida, seguire le famiglie e i giovani in situazione di vulnerabilità, aiuterò le persone di questa piccola comunità che avranno bisogno, ma soprattutto sarò presenza, vita che si intreccia con altra vita e condivide il camminare assieme, dove nessuno ci vuole stare. 

So che il Covid é sempre dietro l'angolo, in particolare in questi luoghi dove quasi nessuno usa maschera, dove irresponsabilità e ignoranza prevalgono, ma io cercherò di lasciarlo sempre dietro l'angolo, facendo l'occhiolino ai piani alti, cercando una protezione fatta di fede e prudenza ripetendo un mantra che é diventato una preghiera: vai dar tudo certo!
Ora qui é tempo di ferie, siamo in estate, siamo in continua pandemia, piano piano le attività e le iniziative riprenderanno dopo gennaio, sempre nel possibile. Aspettiamo fiduciosi l'arrivo di un vaccino, io in particolare, problema é che la politica di questo presidente non aiuta ad accelerare i tempi e ad impegnarsi per tutelare, nel breve tempo possibile, la salute dei brasiliani, tentenna, rinvia, rimanda, ostacola....povero Brasile, così sofferto in questo tempo di Coronavirus, così umiliato e ingarbugliato in logiche senza logica!
Teniamo duro!


Pau Miudo, tirando foto dall'asilo, dove vivo


dalla mia finestra

dalla finestra....

facendo un ingrandimento della foto


la piccola chiesa dentro l'asilo e della comunità parrocchiale Paulo VI





la strada dove abito

Poche foto, perché é meglio evitare quando ancora non si é conosciuti dalle persone del posto...qualcuno l'ho scattata, dalla finestra!!!!

Ho iniziato la distribuzione della zuppa e del pane, che ogni martedì consegniamo alle persone del bairro. Vengono donne anziane, bimbi scalzi o a petto nudo, perché fa caldo e giocano per la strada, qualche bulletto di quartiere con capelli rasati e ossigenati, persone malate di AIDS o con problemi di salute...
Riempio i sacchetti di plastica che mi passano, sacchetti della spesa o raccattati chissà dove. Non é difficile immaginare le storie dietro a questi bimbi, donne, persone...alle loro situazioni familiari, alla fragilità che si legge nei loro modi di essere, all' atteggiamento da bulletto che maschera la mancanza di tante cose, alla "povertà" di quel sacchetto di plastica che devo riempire. 



giovedì 10 dicembre 2020

Come una danza


"Signore,
facci vivere la nostra vita, non come un gioco di scacchi dove tutto è calcolato, non come una partita dove tutto è difficile,
 non come un teorema che ci rompe il capo,
 ma come una festa senza fine dove il tuo incontro si rinnovella, 
come un ballo, come una danza, fra le braccia  della tua grazia, 
nella musica che riempie l'universo d'amore.
Signore, vieni ad invitarci."
(Madeleine Delbrel)

Apro questo post con le parole di Madeleine Debrel, che ho letto in una testimonianza di don Tarcisio Nardelli.
Don Tarcisio era un padre diocesano di Bologna, fidei donum in Tanzania per molti anni, innamorato della missione, sempre accanto ai più deboli, agli emarginati, indossando cause di giustizia, in difesa dei valori della vita e della democrazia.
Era un lottatore, una persona che sapeva bene da che parte stare e come stare, accettando le conseguenze delle sue scelte, senza mai rinunciarle, una persona che sapeva incarnare il Vangelo nella sua quotidianità. 
Ho usato la parola era perché purtroppo ci ha lasciati, questo nuovo virus che ha preso piede e forza nel mondo, non l'ha risparmiato. 
Bologna ha perso una ricchezza, una pietra miliare nella diocesi, un esempio per tutti. Sempre sarà un ricordo per me, perché é stato uno dei padri che mi ha sostenuto e incoraggiato nella mia prima esperienza missionaria in Minas Gerais e prima di partire sono stata invitata nella sua parrocchia, io senza averne una, per parlare al gruppo dei giovani e in una domenica in cui lui celebrava.
Chi ama la missione e ha la missione nel cuore apre le porte a chi condivide questa passione, senza dominio o supremazia del sapere, senza arroganza o presunzione, ma condividendo e ascoltando e incoraggiando il cammino. 
Grazie don Tarcisio, mancherai.

E il mio cammino continuerà, come un ballo, come una danza, "fra le braccia della tua grazia, non come un gioco dove tutto é calcolato", perché non dobbiamo fare della nostra vita un esercizio di ginnastica, come dice Medeleine Delbrel, ma una danza di gente allegra che ama la vita e non importa se non si conoscono i passi, basta seguire la musica, essere gioiosi, essere leggeri e soprattutto non rigidi...perché é così che continuerò, in un nuovo progetto, in una nuova camminata che mi porterà a vivere la mia "missionarietà" in una nuova sfida....camminando sempre "a piedi nudi!"
A gennaio mi trasferirò in un nuovo bairro, bairro Pau Miudo, sempre in Salvador. 
È un bairro popolare, che mi vedrà di nuovo a vivere in mezzo alla gente, ad entrare nella loro realtà e quotidianità, che diventerà anche la mia realtà, come era successo in Minas Gerais. Aiuterò in una piccola comunità parrocchiale, che ha bisogno di essere animata e riprendere vita. In questa comunità, Comunità Paulo VI, si trova un asilo e all'interno dell'asilo é presente il progetto Conexão Vida, Connessione Vida, che segue le famiglie del bairro, circa una trentina, con bambini e adolescenti in situazione di forte vulnerabilità (madri legate alla prostituzione, genitori con problemi di alcool e droga, abusi, povertà). 
Attraverso il progetto si visitano le famiglie, le si orienta in situazioni di alcool e droga verso strutture che possano aiutarle, si aiutano i bambini e gli adolescenti in attività socio-formative, che permettano di sviluppare opzioni alternative ad un ambiente familiare a rischio e molto, molto sofferto. 
Le attività verrebbero svolte nell'asilo della Comunità parrocchiale, adibito a spazio comunitario e di aggregazione del bairro. Io aiuterò in tutto questo e abiterò dentro l'asilo del bairro, dove il piano superiore é adibito a ubicazione. Questa decisione è nata, perché alla Trindade la situazione continua ad essere di isolamento, sono 9 mesi che continuiamo a stare "chiusi" , tutto sospeso, tutto fermo fino a quando non ci sarà un vaccino...e non sappiano ancora quando.
Bisogna proteggere le persone più vulnerabili e a rischio e per questo la quarantena continua, ma per me é arrivato il tempo di uscire dall'isolamento e riiniziare a camminare, senza avere la paranoia di portare il virus in Comunità e senza mettere a rischio nessuno. La proposta di padre Jorge, di "uscire", di andare ad aiutare nel progetto Conexão Vida e sostenere la piccola comunità parrocchiale Paulo VI,  é nata per caso, senza cercarla, é nata da una chiacchierata fatta con lui, responsabile del progetto. 
Non chiuderò con la Trindade, continuerò ad essere in contatto e quando la fine della pandemia e la vittoria di un vaccino premetterà, potrò continuare a frequentarla. 
Ma adesso ho bisogno di ricominciare e come laica missionaria sono al servizio della diocesi di Salvador, che mi vedrà impegnata in questa nuova camminata. 
So che sarò più esposta a rischi, che avrò meno sicurezze, ma ho scelto di non avere paura e di "abbandonare" il mio stato di fermo, per continuare ad esserci. 
La vita continua a scorrere, anche se più lenta e con Coronavirus che ci gira intorno, ma che non deve bloccare ad aiutare e a portare avanti le cose, con tutte le precauzioni possibili, senza lasciare sole le persone più vulnerabili e in difficoltà, perché se tutti chiudessero la porta e avessero paura, chi ha veramente bisogno e non ha mezzi, come può fare ? Ci deve essere sempre una mano che si tende verso l'altro, una mano che afferra e che sostiene e voglio continuare ad essere una mano nella realtà della gente, perché nelle zone più povere la vita non si é fermata e c'é bisogno, c'é sempre bisogno. 
Esco dal guscio e mi espongo, continuo. 
Non vivrò da sola, nella struttura abitano due ragazzi della congregazione di padre Jorge e un padre diocesano belga, fidei donum, ora in pensione, un po' abbandonato dalla sua diocesi. Una cosa che mi fa felice é che avrò una stanza...tutta per me! Addio, momentaneamente, al pavimento della Chiesa della Trindade, dove dormo e...benvenuta stanza con un materasso!!!...un materasso!!!
A passi lenti e con delicatezza inizierò a muovermi nella nuova realtà, rispettando tempi che devono essere rispettati, come conoscere il bairro e le persone che ci abitano.
A passi lenti e con pause rispetterò i tempi della pandemia e nel possibile a fare le cose.
A passi lenti e con coraggio imparerò di nuovo con l'entusiasmo del conoscere e del creare. 
A passi lenti e pieni di gratitudine abbraccerò questa Vita che non é la somma dei giorni, ma lo scandire dei battiti del cuore in storie ed emozioni che si moltiplicano.

Non dare giorni alla Vita, ma dare Vita ai giorni.
 












 


lunedì 30 novembre 2020

Imprevisti

volte la vita é veramente qualcosa di straordinario, no! Ho sbagliato, la vita é sempre qualcosa di straordinario, perché bella, profondamente bella!

 Allora posso correggermi é dire che a volte viviamo momenti straordinari, che ci capovolgono tutto, situazioni inaspettate che nascono dall'inaspettato.
Per mesi, giorni, ore, minuti ho diretto il mio pensiero su una cosa, come se fosse il Romeo tanto amato e desiderato da Giulietta, come se fosse la panna sulle fragole o la ciliegina sulla torta. Poi inaspettatamente cambia tutto. Quel pensiero fisso ha smesso di essere fisso, per aprire il varco ad un'altra direzione, che sinceramente non avevo mai preso in considerazione. Non so cosa sia successo, cosa abbia aperto quel qualcosa di nuovo, ma é stato così improvviso e spontaneo che ha capovolto tutto. Romeo ha smesso di essere Romeo, la panna montata é diventata acida, la ciliegina sulla torta ha perso il suo sapore. L'inaspettato ti rovescia come un calzino e forse ti fa capire che quel calzino capovolto, con le sue righe storte e cuciture in evidenza, ti piace di più. 
Il sapore dell' imprevisto e del non messo in conto, ha un sapore pieno di curiosità e incertezze, ma anche di fascino e seduzione, che ti disarma, ti tira e ti libera da quel pensiero fisso...gabbia che ti imprigiona. Bisogna imparare a saper uscire da quei labirinti mentali che ti riportano sempre al punto di partenza. La libertà interiore é una delle libertà più belle, apre spazi e boccate di ossigeno. Essere legati a qualcosa non fa bene...essere legati ad un progetto, una persona, una idea, un modo di fare, un vizio, una situazione, ecc... ti rende "schiavo" e ti porta ad andare avanti per abitudine, perdendo il focus iniziale, quello che ti ha motivato, per questo quando l'imprevisto ti bussa alla porta ti disorienta, ma con una confusione che libera e ti mostra cose nuove. Gli imprevisti alimentano la flessibilità dei nostri pensieri, la capacità di poter vedere altri punti di vista e trovare nuove soluzioni, sono pane quotidiano della "missione", perché non sempre le cose vanno come dirige la nostra testa, attorno a noi c'é tutto un mondo fatto di relazioni, modi di pensare, stati d'animo, situazioni, emozioni, culture, microcosmi, in cui inciampare e camminarci dentro. 
Benedico le mie confusioni, le mie erranze, benedico gli imprevisti e i cambiamenti, perché mi permettono di respirare fuori dai labirinti e conoscere nuovi cammini. 



Se brillassimo tutti insieme, potremmo mettere in fuga il buio.
Ama senza paura nel cuore.
Sentiti, sentiti come se avessi ancora una scelta.
Quindi canta, canta a squarciagola.










domenica 29 novembre 2020

Il cuore pulsante della Trindade

"Ave Maria!" 
Esclamazione di Durvalina facendo i tre gradini della porta principale della Chiesa. Sono solo tre, ma per lei è come se dovesse scalare una montagna, portandosi dietro il suo corpo curvo e i suoi quasi 80 anni di vita, passati per molto tempo sulla strada. È una delle più anziane qui alla Trindade, cammina poco e non ci vede più molto bene, spesso tiene gli occhi chiusi e si lamenta che è sempre scuro, anche quando tutto brilla intorno a lei. 
Durvalina è un personaggio simpatico e particolare, bisogna imparare a convivere con le sue domande ripetitive, ossessive e a volte noiose.
"Mi dai una banana....un mango....un´arancia?" ripete in continuazione battendo le mani.
" Mi dispiace, Durva, non ce l'ho" 
" Si che ce l'hai, la tieni nascosta!"
"No, ti dico che non ce l'ho!" 
"Bugia....é che non me la vuoi dare!"
E così all' infinito.... mi dai una banana...un mango...un'arancia, scandendo le parole a ritmo di mani che battono una contro l'altra.
Oppure succede che mentre passi ti offre un sigarino, come lo chiama lei, immaginario, una sigaretta che non esiste. Cerca nella sua borsa, anche lei immaginaria e te lo offre, guai a rifiutare di fronte a così tanta gentilezza, perché il vocabolario di Durva è pieno di parolacce e quando gli gira di essere gentile è bene commemorare con un: "si, grazie!"
Durva ha vissuto per strada molti anni, con il suo disturbo mentale, che la rendeva vulnerabile e facile da ferire, chiedendo sempre qualcosa da mangiare, vivendo nel suo mondo, con i suoi demoni e le sue immaginazioni, che ancora oggi l'accompagnano, ma forse in un modo più dolce e meno aggressivo, perché qui sta bene, curata e protetta. Ogni tanto mi fermo accanto a lei e l'abbraccio, chiamandola "nonna" e lei si lascia abbracciare e ricambia baciandoti sulla guancia, stringendoti forte, chiamandoti figlia, é il suo bisogno di amore che viene fuori, quella dolcezza che tiene nascosta nella sua durezza, nelle pieghe delle sue ferite. 
 Il disturbo mentale é una costante alla Trindade, molte persone di strada ne soffrono. 
Antonio per esempio si crede padrone di un supermercato e si domanda come farà per l'eredità quando non ci sarà più.....grande quesito! Oppure si crede di far parte di una fazione criminale e mi domanda come funziona la mafia italiana!!!!!
Ha una risata che risuona come un eco demoniaco, grossa e profonda, sembra uscita da un libro di favole dove tra i personaggi incontri l'orco cattivo, ma Antonio non é cattivo, anche lui vive nel suo mondo immaginario, tenebroso, molto tenebroso.
Dipendente da crack e alcool, da sesso a pagamento, picchiato dalla polizia, rifiutato dalla famiglia, un passato pieno di cicatrici e di ricordi ingombranti, che a volte escono fuori dal cassetto della memoria, tanto sono numerosi.
João Paulo, invece, rimane chiuso al buio nella sua casina, per giorni, aspettando le partite del Bahia (squadra di calcio)
e a volte succede, durante le celebrazioni, che prende la rincorsa e si mette ad urlare: "GOOOOOLLLL!!!!!" , così sai che il Bahia sta vincendo.
Marcos sente le vocine dentro la testa, che gli rivelano minacce di morte, adesso sono diminuite, ma non esce mai e quando succedeva, perché siamo da mesi in quarantena, camminava con gli occhi sbarrati e una paura che gli teneva la mano. Parla poco, i suoi movimenti sono lenti, sembra un´automa che cammina, stile bradipo.
È stato abbandonato quando era piccolo ed é vissuto in un orfanatrofio fino ai 18 anni. Non sa chi sono i suoi genitori e non conosce niente della sua famiglia. I suoi silenzi non sono pesanti, tengono compagnia, perché sono delicati e leggeri. Ci sono persone al contrario che con i loro silenzi appesantiscono l'ambiente e ti portano necessariamente a dire qualcosa, tanto sono soffocanti, come se le parole liberassero ossigeno. Marcos, no, Marcos ha un silenzio che libera.
Bernardino parla da solo, sordo, molto sordo, non ascolta quello che dici, é parte in quarta con i suoi argomenti, non aspetta di sapere le risposte, lui parla a raffica. Diabetico, cerca sempre di fregare la gente andando a prendere il caffè nel termos sbagliato, quello dolce, per poi chiedere scusa e dire che si era confuso. Una confusione perenne.
C´é poi Norma, che ha compiuto 50 anni, sposata con Lazzaro, vivono entrambi alla Trindade. Si sono conosciuti per strada, un amore nato dal desiderio di Lazzaro di proteggerla e aiutarla. Norma con il suo ritardo mentale é stata abusata molte volte da persone che hanno approfittato della sua debolezza, lui l'ha accolta e trasformata nella sua principessa e insieme hanno creato il loro "castello di pace e serenità" alla Trindade. Quando é molto nervosa, Norma, dondola in continuazione, un oscillazione che ti contagia, ma che ti fa presagire che il suo nervoso sta danzando e se lo stuzzichi con la domanda sbagliata, sei fritto! 
Durvalina, Antonio, Marcos, João Paulo, Norma e insieme a loro altre persone, sono il cuore bello e pulsante della Comunidade Trindade, un cuore fatto di storie importanti, uniche, piene di tanta vita, nel bene come nel male, ma tanta vita. Ogni persona ti lascia qualcosa, ti dona qualcosa, ti trasforma, ti arricchisce, ti permette di leggere la realtà da altri punti di vista, ma solo se la sai accogliere e ascoltare. La Trindade é una bella palestra, ti stanca, a volte, ma ti forma, sarò sempre grata per questo e come dico sempre la gratitudine é una forma di preghiera, bisogna saperla vivere e contemplare e farla germogliare dentro di sé, perché é un grazie alla Vita e a Dio. 

DURVALINA e MATIAS

BERNARDINO

NORMA


ROBERVAL

ANTONIO












giovedì 22 ottobre 2020

ILLUSIONE

 Si chiama illusione quello dello specchio che si rompe in mille pezzi dopo che si è schiantato con la realtà.
Quei pezzi a terra formano parti del tuo corpo che devi recuperare.
Più lo schianto è forte, più i pezzi sono così minuscoli che non sai a quale parte del tuo corpo appartengono: sarà quel pezzo lì che fa parte del mio braccio? o del mio occhio? La parte del cuore è quella più difficile, perché sono pezzettini e pezzettini che si spargono ovunque. Più l'illusione è grande, più il cuore si rompe in mille pezzi. Devi cercare dappertutto per ricomporlo come era, ma non sarà mai come prima.
Sarà pieno di cicatrici e tagli ben in evidenza, forse con qualche parte mancante.
Quel vuoto te lo porterai dietro per tutta la vita, perché ogni pezzettino è unico e raro, non si può sostituire. Ci si convive e si impara a conviverci con le assenze, i vuoti, le ferite, le nostre parti amputate. Tutto torna storia nelle nostre pagine della vita, torna lettura che possiamo rileggere con toni diversi, ma sempre con quella nostalgia per quel pezzettino mancante, radiografia di un vuoto del nostro vivere.

Di illusioni che si schiantano contro il muro ce ne sono molte in questo tempo di Covid. Si aspetta l'arrivo di un vaccino che possa spezzare un isolamento forzato, si aspetta di riprendere a fare le cose. Si aspetta.
Ma non tutte le persone stanno vivendo l'isolamento, in particolare i giovani, che se ne vanno in giro senza mascherina, come se niente fosse e anche molti adulti. Mannaggia!!
L'isolamento forzato, in alcune situazioni si può evitare, ma l'uso della mascherina no.
Sono quasi 8 mesi che non metto piede fuori dalla Comunità e mi sta pesando molto, molto. Allora pensi a tutte quelle illusioni che ti eri fatta e come queste si sgretolano così, in una realtà cambiata da un momento all'altro.
Si sgretolano nelle storie di chi vive con te, si sgretolano nei discorsi presi a pugni dall'evidenza, si sgretolano nelle imposizioni degli altri: " Non si può uscire" "Non puoi mettere la vita degli altri in pericolo" "Se esci devi stare in quarantena per 14 giorni"......tutti pezzettini che si schiantano contro il muro.
Due mie carissimi amici sono andati via, uno perché era arrivato il momento per lui di iniziare a riprendere la propria vita in mano, dopo due anni vissuti qui alla Trindade, stanco, anche di questo isolamento forzato e ben pronto per spiccare il volo, l'altro perché costretto, visto che ha ripreso a lavorare e non puó fare avanti e indietro dalla Trindade, perché hanno paura che possa portare il virus dentro la Comunità. Sono due mancanze che si fanno sentire per me, amici di risate, di confidenze, di chiacchere, di stronzate per strappare sorrisi. Mancano e fanno il vuoto. Non ci si può vedere perché hanno deciso che cosí si deve procedere qui, che i soggetti più deboli devono essere tutelati al massimo, ma pesa tutto ció.
Sembra quasi che la tristezza accompagni alcuni momenti della giornata, sognando sto benedetto vaccino che liberi .
Sto cercando di portare avanti alcuni lavori con l'artigianato, di coinvolgere chi é capace di realizzare alcune opere, come il mosaico o i giornali che vengono utilizzati come cestini per il bagno.....ma sembra che siano cose che servono piú a me che agli altri, per dire: "anche oggi é andata!".
Allora mi lascio condurre da alcuni pensieri che metto giù su carta, come quello che ho scritto sopra, perché il tempo per pensare é molto e ne avanza.
Se prima era tutto frenetico, pieno e attivo, ora é il contrario.
Dicono che bisogna approfittare di questo tempo "immobile", che serve per entrare dentro di noi, per fare pausa, per silenziare, ma non deve essere imposto, deve essere desiderato, cercato, creato dalla libertà di poterlo scegliere...così non si sceglie, perché é obbligatorio e tutto quello che é obbligatorio scazza con il mio modo di essere e di vivere la vita. Si può accettare, modellare, fino a sopportarlo, perché alla fine é questo quello che porta, sopportarlo, non amarlo. Con E. e V. gli amici di cui ho parlato prima, eravamo arrivati a condividere questa sopportazione comune e quando si é insieme, tutto diventa più leggero, perché si dividono i pesi, da soli il peso é maggiore e faticoso. Nonostante tutto, c'é sempre il dire grazie per il dono della vita e cercare sempre il lato positivo in ogni cosa, perché questo lo si impara nella condivisione con gli altri e in quella piccola luce interiore, riscaldata dalla Parola, ma é un apprendimento che non bisogna tralasciare, al contrario, la prima cosa che faccio quando apro gli occhi al mattino é dire: "Grazie!"
Perché il profumo della Vita é interiore, é dentro di noi e nonostante tutto, nonostante la realtà cerchi di svuotarlo, esala bellezza e voglia di vivere, sempre.

Deixa a luz de Deus entrar!


Guarda sempre al lato positivo di tutte le cose





sabato 19 settembre 2020

Pensieri

Essere Tenda, essere albero, essere rifugio dove riposare, dove essere accolti, dove poter parlare o condividere il silenzio. Abbiamo bisogno di qualcuno che sia tenda per noi e allo stesso tempo noi essere tenda per qualcuno altro. Quando non si ha questa tenda si è come smarriti o pieni di presunzione come se potessimo bastare a noi stessi, in realtà non ci bastiamo mai, perché  non possiamo completarci da soli, abbiamo bisogno dell'Altro, affinché il nostro "deserto" possa essere leve, meno duro, l'Altro come acqua che permette di dissetarci. Più permettiamo di accogliere, più questa tenda diventa grande, perché permette di far sedere chiunque, uno spazio dove tutti trovano spazio. 

Questo è uno dei tanti pensieri partorito nella mia ora di Silenzio pela Dor....oltre ad incantarmi nei disegni creati dalle  nuvole nel cielo, ci sono i pensieri a farmi capolino nella testa, come questo della Tenda. Mi chiedo se sono capace di essere Tenda, se lo sono stata o se ancora devo iniziare a mettere i paletti per creare le basi...forse la mia tenda è sempre  stata piccolina, per chi desideravo io. Quando ti misuri dentro una cultura diversa, quando impari ad uscire dalla tua zona di comfort, quando cammini su altri percorsi, capisci quanto grande o piccola può essere la tua tenda. A volte può essere una sorpresa sgradevole, a volte necessaria, per imparare a costruirla o imparare a fare spazio. E' necessaria questa zona di confronto, è necessaria la revisione di ciò che si è, per non rimanere immobili, fissi nei propri epicentri, capaci, al contrario di visitarsi e incontrarsi, con quella flessibilità che aiuta a capirsi dentro e fuori.

Di flessibilità qui ce ne vuole molta, convivo con persone che hanno problemi mentali, non tutti, ma la maggior parte, con caratteri forti e problematici, con anni consumati dall'alcool e dalla droga, vite vissute sull'asfalto o sotto un viadotto. Adesso che siamo in quarantena e che non si esce, la prossimità è ancora più forte, vincolante. Siamo noi, sempre noi, senza sbocchi di uscita, ci respiriamo quotidianamente e ci spalleggiamo, a volte dribblandoci quando gli umori diventano pesanti. Devo dire che siamo bravi a sostenerci a vicenda, mediando con chi ha più bisogno di mediazione, per sopportare il peso dei pensieri, creando risate e barzellette con chi ha un'anima più allegra e rispettando i silenzi di chi ha bisogno dei suoi spazi interiori. Bisogna essere Tenda per saper accogliere tutto questo e altro ancora. Bisogna fare spazio o lasciar cadere, essere impermeabili ai malumori degli Altri, decentrarsi dal personale e creare buone reti di protezione, quando cadere. La mia rete di protezione per ora è cercare un posticino per isolarmi quando sono de baixo astral...giù di tono, per ascoltare musica ad alto volume, con gli auricolari e cantare, oppure mi faccio strada dentro l'ironia, santa e miracolosa ironia, che aiuta sempre. Con l'ironia bisogna trovare dei buoni compagni per creare situazioni divertenti, che sappiamo accettare il gioco e lo scherzo. Qui ce ne sono, ognuno con la sua pazzia e particolarità. Difficilmente i brasiliani sono depressi, in particolare i bahiani amano fare festa e il clima giovale che questa porta. Le risate e le sit comedy aiutano, aiutano molto, anche se batte sempre il più grande dei desideri: quando si potrà tornare alla "normalità"? Che poi qui di normalità non ce ne mai stata...ma allora cambiando la domanda: quando potremmo uscire e respirare nuove presenze e riappropriarci delle nostre autonomie? Quando finirà questa quarantena...che di quarantena è diventa 40+ 40+ 40+40+20...siamo a 160 giorni.....

Andiamo Avanti!


Andiamo avanti...giocando e inventando!
Henrique Junior e eu!